Buonasera a tutti,
vorrei parlarvi di questo libro per quello che è e non solo per quello che sembra essere a prima vista, cioè una raccolta di 26 novelle che nascono da fatti di cronaca, da esperienze vissute o immaginate dall’autore, ma anche da semplici passeggiate che Roberto si concede per osservare strade, cose, gente ed animali e quant’altro. E anche un libro agile come suggerisce un sottotitolo (novelle per qualche giorno) che lo colloca tra le opere che impegnano il lettore solo per poco tempo a navigare tra gli esiti di una ambizione letteraria di forma oltre che di contenuto.
Ebbene, non è solo questo il libro che ho letto in questi giorni.
Ho letto – soprattutto – un libro sulla vita.
E scritto in maniera così profonda e lieve insieme che nessuno che da ora in poi vorrà cimentarsi con un tema così (la vita a tutto tondo, appunto) potrà esimersi dal dargli almeno un’occhiata.
E non certo per imparare da Roberto, ma semplicemente per sapere che di una cosa complicata come la vita si può parlare anche in modo così peculiare come se ne parla in questo libro.
Un modo che a me – dopo tante letture sul tema – è risultato inedito e sorprendente…
Quale è, dunque, la cifra essenziale di questo libro? ………no, a questo punto mi dispiace ma non ve lo dico.
Anzi, non ci penso proprio a dirvelo né ora né tra un po’.
Per diverse ragioni.
Intanto vi guasterei la sorpresa di scoprirlo voi stessi, tutti certamente desiderosi di trarre il maggior vantaggio possibile dalla modica spesa dell’acquisto di questo bel libro.
Ma soprattutto, se ve lo dicessi, inserirei un elemento di pregiudizio nell’assimilazione di questa lettura che spetta ad ogniuno di voi fare senza condizionamenti. E meno che mai da me che dopo quattro romanzi sono ancora lì a chiedermi come dovrei scrivere il prossimo perché finora, benedettoiddio, sono stati loro, i libri, che mi hanno scritto e descritto, e non io loro.
Peraltro, da avvocato scrittore pure io so bene che nelle presentazioni di libri come nei processi dire troppo non serve: gli uni e gli altri bisogna leggerli e non farseli raccontare.
E se poi, vi dicessi perché ritengo così accattivante il modo scelto da Roberto per parlare della vita, farei un torto pure a lui che nel raccontarvela ha solo voluto offrirvi un canovaccio su cui lavorare per integrarlo ognuno a modo suo con le proprie visioni della vita.
Qualcosa però posso dirvi su questo libro di racconti come realmente mi è apparso.
In realtà, questo libro è un romanzo (o un quasi romanzo, categoria inesistente, lo so, me se tale è parso a me, non ci potete fare nulla).
Non una raccolta di racconti ma un romanzo fatto di racconti, che è cosa ben diversa.
Perché se è vero che ogni novella può essere letta con sequenza differente da quella indicata dalle pagine da 1 a 150, cioè saltando qua e là senza nessun ordine, l’impressione che se ne ricaverà è quella di aver letto 26 piacevolissimi racconti con poco o nulla che li tenga insieme.
Invece, il modo che vi consiglio di procedere è quello di partire con il primo e finire con l’ultimo. Solo così scoprirete il romanzo sulla vita che c’è dentro. Perché se tutti i racconti hanno una trama ridotta all’osso, tutti hanno anche una trama comune che li lega.
E anche su questo punto non vi dico più niente.
Vi dirò invece qualcos’altro partendo dal fatto che se siete venuti qui vuol dire che siete comunque dei lettori.
Ognuno a modo suo, certo, ma probabilmente tutti abituati a leggere in quei momenti magici che stanno tra la veglia ed il sonno perché pensate che leggere vi favorisca l’addormentamento. Succede quando quello che leggete è l’anticamera dei sogni che sperate di fare.
Ebbene, allora vi dico subito che questo libro non fa per voi.
Non somministratevi le pagine di questo libro come fareste col Tavor o altre simili diavolerie. Avreste l’effetto opposto di restare svegli a lungo.
Questo libro tutto è meno che una ninna nanna che vi accompagna ai sogni della notte: è una immersione nella realtà della vita tra accenti di dura concretezza, suadente ironia, dolci carezze e qualche ceffone.
Proprio come l’amore che cantava Gianna Nannini: questo libro è una lama sottile, una fiamma che esplode nel cielo, un palazzo che brucia in città.
Ogni pagina sembra scritta da Roberto per sollecitare il risveglio delle emozioni sopite dal tran-tran quotidiano. E le emozioni, si sa, tengono svegli.
Leggere questi racconti vi farà riscoprire l’anima sentimentale che nascondete sotto gli abiti ogni mattina quando uscite di casa per darvi in pasto alla concretezza della vita.
E questa riscoperta vi mette nella condizione di chiedervi ma chi siete veramente.
Vi troverete a fianco di ognuno dei cento personaggi narrati per domandarvi se siete complicati o semplici, seri od ironici, leggeri o malinconici, ottimisti o inclini all’amarezza … soprattutto se siete indifferenti o partecipi delle vite altrui (fossero pure esistenze di animali o financo di insetti) … e tanto altro, insomma.
Ma – diciamolo subito – questi racconti non vi danno nessuna risposta. Perché se Roberto di risposte non ne ha per sé, figurarsi se ne ha per voi.
Anche se, sotto sotto, in filigrana tra le righe, un senso della vita ci starebbe, ma sarà quello che alla fine voi soli potrete dare con le vostre diverse sensibilità.
Di domande, però ce ne sono; e assai. Ogni pagina ve le sollecita, spingendovi ad interrogarvi sui temi dai quali ogni novella prende vita. E questo lavorio tiene svegli. Leggendo vi accorgerete che state partecipando attivamente alle 26 storie narrate fino al punto di mettervi al posto dell’autore. Ed è qui che vi voleva Roberto: ad una partecipazione che quasi si confonde con la sua e che non fa più distinguere chi scrive da chi legge.
La vostra partecipazione attiva è favorita anche da un altro carattere del libro che lo rende esperienza letteraria da non trascurare: l’incompiutezza dei racconti di cui è fatto.
Un carattere che nasce dall’intento di Roberto di indurvi a pensare al resto che manca del racconto e a quello che potreste fare per completarlo.
In questo senso c’è qualcosa in Roberto della rappresentazione che Roland Barthes fa di coloro che pubblicano romanzi.
Semplificando, il grande teorico del romanzo nel suo “Il piacere della lettura” li divide in due categorie, gli Autori e gli Scrittori, dove solo i secondi creano i prodotti letterari più piacevoli nella misura in cui riescono a spogliarsi dell’autorità dell’autore (due parole che hanno la stessa radice che spesso degenera in autoritarismo letterario). E da Autori Autorevoli diventano così Scrittori Piacevoli che strizzano l’occhio al lettore.
Di questo processo di trasformazione positiva da autore a scrittore Barthes ha diffusamente scritto anche nel saggio “La morte dell’Autore” che però per scaramanzia lasciamo perdere. Dirò solo che in questo libro di Roberto mi pare si realizzi proprio quella trasformazione dell’autore e la sua rinascita come scrittore di cui parla Barthes. Una sorta di rito sacrificale necessario alla piacevolezza del testo.
Per cui ora, per evitare che Roberto – scaramantico com’è – indulga troppo in gesti apotropaici, dirò subito che è proprio la incompiutezza delle sue novelle a trasformarlo da Autore a Scrittore Piacevole perché, appunto, rispettoso dell’autonomia dei suoi lettori nel consegnargli ogni volta la libertà di completare a modo loro i significati di ogni racconto.
Quest’ ultimo minuto me lo prendo per dirvi in altro modo quello che ho cercato di dire sinora. E lo farò con due domande:
Chi è lo Scrittore morto e risorto, Roberto di Salvo insomma, se non un’imperdibile occasione per una scrittura mentale tutta vostra
E cosa è questa raccolta di novelle se non il mezzo per la vostra interpretazione e riscrittura dello stesso affascinante tema di cui si occupa, e cioè di quello che davvero conta nella vostra vita?
Ecco, vedete che alla fine ve l’ho detta la cifra essenziale di questo romanzo.
E così, felice di avervi tutti assegnato ad una nuova natura di scrittori mentali, vi lascio con l’augurio di passare con questo testo delle belle giornate almeno come le ho passate io.
(Álvaro Lukacs, 20 novembre 2025)
