Perché un blog?

P

“Tu non sei per Facebook, i tuoi Post sono troppo lunghi” mi dicevano e hanno continuato a dirmi per due anni, da quando, iscrittomi sul social, ho iniziato a scrivere pensieri sparsi su varie questioni, ma anche racconti brevi e alcuni commenti (non oso chiamarli recensioni) a libri e film. Poi, come in molti sapete, m’è venuta l’idea di raccoglierli in cartaceo i miei post e sono nati due libri: “Scritti minimi (sul rullo di Facebook)” e il recentissimo “Secondi scritti minimi (Chiacchiere da post, tra serio e faceto)”. Di entrambi ho fatto omaggio agli amici, a partire da quelli che avevano partecipato a quei post coi loro commenti e per il primo volume ho ricevuto addirittura un premio letterario. Dunque, in qualche modo, mi sentivo di aver un po’ vinto la mia personale sfida con un mezzo che vuole immediatezza e vorrebbe privilegiare il sorprendente sul riflessivo. Ed ho vinto anche un’altra scommessa, perché diversamente dalla vulgata per cui Fb è un pollaio starnazzante, i commenti sulla mia pagina sono stati (quasi) tutti non solo educati ma anche per lo più pertinenti ed acuti. Eppure, ho per parte mia compreso che per provare a fare qualche discorso che scavi sotto la superficie e inviti gli altri a una partecipata riflessione, il mezzo social più idoneo è altro: il blog appunto. E allora, seguendo il consiglio di diversi amici, eccomi qui, col mio blog “pensaunpo”. Vi troverete al suo interno diverse categorie, come quella dello “sport e spettacolo” che mi consentirà di parlare – beninteso da appassionato non da esperto – di cinema ma anche del calcio e della mia squadra del cuore di colore azzurro come il cielo, e poi di letteratura, ovvero dell’altra mia passione della vita (con ciò che vi ruota attorno, come gli eventi culturali che costituiscono una spia della vivacità intellettuale della nostra città); e infine, l’attualità. Mi piace coltivare la memoria e al tempo stesso dare sfogo alla fantasia: due tratti della mia scrittura narrativa. Ma anche rimanere saldamente nel presente e commentarlo. Come mi avete visto fare in questi due anni passati, privilegiando alla tragedia (di questa raramente parlo, forse perché mi tocca troppo il cuore per riuscire a farlo) la commedia umana, quella che può intingersi nell’ironia e si veste, insieme, del dolce e dell’amaro, ovvero dell’essenza della nostra quotidianità. Seguitemi quando vorrete e possibilmente lasciatemi i vostri commenti. Vi presterò attenzione e mi aiuteranno in questo cammino, che ha un significato solo se ci siete anche voi con me.

10 Commenti

Your sidebar area is currently empty. Hurry up and add some widgets.