
Nella mia generazione, Montanelli, Bocca e Biagi stavano una spanna sopra tutti gli altri giornalisti.
I primi due, collocati su contrapposti lati delle barricate, proprio perché ero giovane, m’accendevano di più, siccome mi apparivano più sanguigni, mentre il terzo era più adatto a letture mature e, francamente, all’epoca mi sembrava un “cacasenno” e non m’ispirava simpatia. Oggi, invece, mi piace molto dedicarmi alla sua scrittura. E devo a mio suocero di aver lasciato a casa l’intera raccolta dei suoi scritti e avermi dato modo di conoscerlo più approfonditamente.
Vi lascio un piccolo saggio della sua capacità di giornalista e scrittore, con una penna scorrevolissima, dominio assoluto della parola e fortissimo senso dell’ironia.
Lui, che ad esempio nel suo “Diciamoci del tu”, nell’intervista data a Giampaolo Pansa, spiegava il significato di aver raccolto in un libro i suoi articoli, in apparente contrasto col suo stesso canone, ricordatogli dall’intervistatore, per cui “È necessario ricordarsi sempre, con umiltà, una cosa molto semplice: noi lavoriamo per i contemporanei, non per i posteri”. E spiegava la ragione di raccogliere e raccogliendo conservare i suoi articoli, così: che certi ritratti mantengono interesse e significato “… per l’inesauribile vitalità dei personaggi della cronaca italiana”.
Quella che segue è un’alta lezione di giornalismo.
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DENARI E SANTITÀ, DA CIPPICO A CALVI…
Capisco il dolore del Papa. Varsavia lo angoscia, e adesso ci si son messi anche i comunisti emiliani che non vanno d’accordo né con l’URSS né coi vescovi. Una volta un petulante prelato chiese a Paolo VI perché non sorrideva mai: «E che motivo ne avrei?» fu la risposta. Non c’è proprio ragione perché Wojtyla possa guardare al mondo con plausibile serenità.
Condivido la sua tristezza per le pene dei polacchi, ma vorrei segnalargli anche qualche afflizione degli italiani. Ha detto Heinrich Böll, insospettabile scrittore cattolico, che non solo le barricate, o le sparatorie, sono violenza, ma anche le Banche, e anche la Borsa, possono essere inumane.
Forse il Pontefice avrà notato che, nelle cronache degli scandali, viene spesso citato lo Ior, Istituto Opere Religiose, e più per le azioni quotate al mercato dei titoli, che per quelle che riscaldano i cuori. Di recente, un pacchetto di titoli della Rizzoli, una discussa impresa che non risulta abbia scopi filantropici, venne depositato nelle casseforti del Vaticano, città che in passato custodiva invece reliquie di santi. Come si dice nel gergo, sono state «parcheggiate» all’ombra protettiva del Cupolone. A quanto ci risulta, Gesù era solito scacciare i mercanti dal tempio, ma deve avere cambiato opinione perché adesso li protegge. Egli moltiplicava i pani, ora gli intraprendenti monsignori aumentano gli interessi.
Sua Santità viveva a Cracovia, e quasi certamente ignora certe storie accadute a Roma. Forse non sa che molti degli scempi edilizi che affliggono la capitale son dovuti alle improvvide iniziative di una società che avrebbe trasformato anche la grotta di Betlemme in un Hotel Hilton.
Quando il cardinal Gasparri firmò il Concordato con Sua Eccellenza Benito Mussolini ricevette, a titolo di riparazione per i soprusi sofferti durante il Risorgimen-to, colpa di quei mascalzoni di Garibaldi, Cavour e Vittorio Emanuele II, due miliardi di quelli buoni, che investì in palazzi tutt’altro che apostolici. Non per alloggiare i pellegrini, dunque, ma per ricavarne un confortante investimento. Fu Montini che ordinò all’Amministrazione speciale di liberarsi di quei beni troppo terreni, anche perché i rapporti Padroni-Inquilini sono difficili, pur con la mediazione dello Spirito Santo.
Durante la guerra l’intraprendente Ior accolse festosamente denari e certificati azionari di benestanti famiglie italiane, incassò le cedole, non pagò le tasse, perché c’era di mezzo un confine, e fece anche, si racconta, un po’ di contrabbando d’oro. Estese l’ospitalità non solo ai perseguitati, ma anche ai loro averi.
Qualcuno ricorderà un tale monsignor Cippico, che invece di celebrare messe, onorava dubbi contratti. Fu un putiferio, ma poi tutto venne messo a tacere, per la maggior gloria di Dio e per la pace degli uomini.
E poiché le vie del Signore, oltre che infinite, sono anche misteriose, compaiono sulla scena alcune intemerate figure di devoti, che forse osservano le vigilie, ma che di sicuro escludono i digiuni.
Ecco Michele Sindona, uno che, cristianamente, ha fatto sempre in modo che la sinistra ignorasse quello che combinava la destra. È a lui che passano molte attività, non proprio missionarie, dei rappresentanti di Cristo. Se Gesù s’immergeva nelle onde del Giordano, quelli della Curia annaspavano nelle Condotte d’Acqua S.p.A. Nulla fermava la loro operosità: convinti che, oltre al candore dell’anima, va curata anche la pulizia del corpo, si impegnarono nelle Ceramiche Pozzi, e fu un disastro, nonostante il materiale sanitario abbia conquistato anche i conventi. C’erano di mezzo bilanci così opinabili, che se la baracca non veniva liquidata alla svelta, qualcuno ci lasciava la tonaca.
È aperto un processo nel quale c’è di mezzo il pio ingegner Pesenti, lo Ior, e un centinaio di miliardi che qualche magistrato vorrebbe capire che strada hanno percorso, e soprattutto dove sono andati a finire. Io credo che la confessione sia il sacramento meno praticato.
E che cosa è accaduto con la Banca Unione? E vero che nella sconquassata azienda erano stati depositati gli oboli di tanti ignari fedeli, e che anzi una quota della proprietà competeva al Sacro Soglio? Per quanto c’è stato riferito, il Redentore, dei ladroni ne salvò uno e se lo tirò dietro in Paradiso, ma gli esperti funzionari vaticani sono portati all’amnistia.
C’era, e c’è, la Banca Cattolica del Veneto: non vedo cosa ci sia di ecumenico nel prestare denaro a un dato tasso, o nello scontar cambiali; mi sembra un’operazione del tutto laica, che probabilmente non fornisce mezzi ai missionari o alle parrocchie, se è vero che, tramite Sindona, è finita nelle mani di Roberto Calvi. Il quale è fratello in tutto: in Cristo e in Gelli, ma sembra abbia anche i vizi del figlio unico.
Ora molti si chiedono he peso ha io solito Ior nel Banco Ambrosiano, istituto dai bilanci solidi, ma dai contorni confusi, di cui si sta occupando l’autorità giudiziaria. Ma davvero per salvare le anime è proprio necessario ricorrere a questi traffici? Il Nazareno si accontentava del soldo della vedova; ho l’impressione che qui si rastrellino anche quelli degli orfani.
Jaruzelski è di sicuro un guaio, i campi di concentramento sono una vergogna, ma anche queste invenzioni del capitalismo non hanno un’aria evangelica. Gesù predicò la legge dell’amore, non quella del dividendo.
Al catechismo ci insegnavano che non bisogna frequentare le cattive compagnie, ma qualche cardinale se ne è dimenticato.
