OLLY: CHI ERA COSTUI?

O
Le luci di Sanremo si sono spente e il teatro Ariston, rientrato nel programma “M’illumino di meno” ha dovuto finanche smorzare la sua insegna rossa sull’ingresso. Ma qualcosa ancora lampeggia, nella fase finale d’estinzione e raffreddamento d’un fuoco che non ha mai avuto grandi esplosioni eppure di tanto in tanto ha pure schioppettato. E così, mentre Edoardo Bennato sta raccontando a Tg2 Post, nel giorno dell’ottantacinquesimo compleanno di Fabrizio De André, che a quest’ultimo non piaceva affatto la più importante manifestazione canora italiana di musica leggera, si cicaleccia anche d’altro e, tra l’altro, seppure un po’ distrattamente – del vincitore dell’ultima edizione, conclusasi lo scorso sabato.
Olly, ovvero Federico Olivieri, di Genova proprio come Faber, fino alla scorsa settimana era del tutto sconosciuto ai più. Ma appena ha trionfato al Festival (vabbè più che d’un trionfo, parlerei semplicemente di vittoria), di lui in pochi istanti, con la complicità di Google, si sa tutto. A partire dal suo vero nome, per l’appunto, e di coloro che fuor li maggior sui. E spunta fuori che i genitori sono un avvocato e un magistrato, per lo più di sesso diverso: insomma, questo giovane cantante è un vero e proprio borghese. Come lo siamo più o meno tutti ma quasi nessuno vuole dichiararsi tale, almeno tra i boomer come me che per cinquant’anni hanno vissuto sentendo questa parola come un’offesa. Erano tempi di conflitti sociali, che oggi tuttavia si sono dissolti. Per finire dove? Bah, ma questa è altra questione.
Allora, la vittoria di Olly è come se fosse un po’ da considerarsi macchiata della macchia della sua estrazione sociale. Ovviamente, ciò rappresenta una vera follia. Dunque, siate gentili, assolviamolo da questa colpa.
Però, almeno per ora, e per qualche decennio direi, per favore, non facciamo nessun accostamento, salvo quello anagrafico, di Olly a De Andrè, che non si può proprio sentire.
E con ciò, la luce la spengo anch’io, per davvero, su questa settantacinquesima edizione.

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