(Non) Presentando Acqua e zammù

(Al Campania Libri Festival, il 5.10.25)

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Non saprei certo dire io se e quanto bene sappia scrivere. Ma posso affermare con certezza d’essere un pessimo venditore. Figurarsi poi di un prodotto mio. Dunque, di Acqua e zammù non parlo. Piuttosto, vorrei spezzare una lancia in favore del suo genere letterario.

Sapete… c’è un pregiudizio duro a morire.
 I racconti non si vendono; le poesie, poi, non ne parliamo proprio, nonostante che siano la forma più alta di espressione artistica nella scrittura. Piacciono, sì, tutti dicono: “Ah, che belli i racconti!”
 E poi in libreria… prendono un romanzo di cinquecento pagine. Spesso per non terminarlo mai.

Eppure, i più grandi scrittori della storia sono stati autori di racconti!

Gogol’, Čechov, Kafka, Maupassant, Borges, e da noi Buzzati, Calvino e naturalmente Pirandello (al quale ultimo il sottotitolo del mio libro sfacciatamente ammicca) …

Se il romanzo è una grande cena con tante portate…
 il racconto è quel boccone piccolo e intenso, che può restare in mente. Un assolo, non una sinfonia.

E poi, il racconto è pratico. Si legge in poco tempo: l’ideale per chi vive di corsa, a frammenti. Ti lascia entrare e uscire quando vuoi.
 Non devi sforzarti di ricordare cosa era successo nel capitolo dodici o chi era il tal personaggio! Lo prendi, lo leggi, lo chiudi.
 E il giorno dopo puoi aprirne un altro. Un libro di racconti è come una scatola di cioccolatini, che la sera t’aspetta: ognuno con un gusto, una piccola esplosione di senso.

Ma il bello è che un racconto breve può durarti per anni. Ti resta dentro.
 Un’immagine, una frase, un personaggio;
 e ti tornano in mente all’improvviso, come certi sogni brevi
che non se ne vanno più.

Forse perché il racconto è la forma che più somiglia alla vita.
 Fatta di episodi, di lampi, di piccole storie che iniziano e finiscono in un attimo… 
e in quell’attimo succede tutto.

E allora, un libro di racconti non è un libro figlio di un Dio minore.
 È un piccolo lusso. Lo tieni sul comodino, in borsa, in treno… 
Quando hai dieci minuti, apri e viaggi. E allora: 
date una chance ai racconti.
 Potendo, a questi miei. Vedrete che vi sorprenderanno…
 più di quanto immaginate.

Grazie.

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