Messa per cani

Un racconto per soli canari

M

Già immagino che qualcuno di voi, a semplice lettura del titolo di questo post, vada a storcere il naso, pensando all’odiosa umanizzazione degli animali. E vabbè, anch’io sono contrario a questa pratica, se così vogliamo chiamarla e, di sicuro, ai fiocchetti rosa o a certe ridicole tolettature o, più in generale, a ritenere che per amare gli animali occorra renderli simili a noi.  Senza avvedersi che, magari, la loro amorevolezza sta proprio nel fatto di non esserlo.

Però, bisogna pure essere comprensivi, ché l’uomo ha i suoi limiti e sono pur sempre preferibili quelli che mettiamo in evidenza nell’amare, piuttosto che nell’assenza di amore o, peggio ancora, nell’odio e nei sentimenti comunque negativi. D’altronde, l’uomo ha antropomorfizzato finanche Dio, perché mai non dovrebbe farlo con gli animali.
In ogni caso, facciamo così: questo racconto è per soli canari, ovvero per chi ha deciso di condividere la propria esistenza con quella, seppur normalmente assai più breve, del proprio amico fedele a quattro zampe. Gli altri, vadano oltre, nel rullo di Facebook, dove preferiscono, che potranno senz’altro trovare qualche bel panorama o, se più li aggrada, la foto di uno spaghetto con le vongole.

* * *

Quella storica chiesa barocca – che s’affaccia sull’omonima piazza di San Pasquale a Chiaia, edificata nel diciottesimo secolo per volere di Carlo di Borbone e della consorte Amalia di Sassonia, grati al santo per la nascita dell’erede maschio, e su progetto di un architetto indiano a cui il sovrano, padrino del suo battesimo, aveva anche concesso il proprio nome – è arricchita di un fabbricato conventuale, collegato alla chiesa da un bel chiostro dove, in tempi recenti, è stata collocata la riproduzione della grotta della Madonna di Lourdes, che apparve a Bernadette Soubirous.
La Chiesa – la cui facciata suddivisa da due coppie di lesene è impressa, per questa sua caratteristica architettonica, nella memoria dei tanti abitanti della zona, che hanno affezione particolare per questo luogo di culto – si è aperta ai fedeli, anche durante il periodo del Covid, nella maniera singolare che molti ricorderanno, collocando, per le celebrazioni liturgiche, sedie all’esterno, nella piazza San Pasquale e altoparlanti che diffondevano la Messa, così assicurando, anche in quel tempo doloroso, la santificazione delle feste.
Analogamente, in questi ultimissimi mesi (io, comunque, ne ho fatto scoperta solo la scorsa domenica), accade, nel chiostro, una cosa singolare, ovvero un raduno di proprietari di cani, coi loro fidati amici, durante gli orari della Santa Messa. La quale, ancora una volta, si può, dall’interno, ascoltare anche all’esterno, nel chiostro appunto.
Oggi, non c’è più il problema del divieto di assembramento e la seduta non è limitata a pochi posti sulle panche, dunque, la diffusione all’esterno non è dovuta al timore della propagazione del virus. E allora?
Hehe: ci sono partecipanti alla Messa e, finanche, all’Eucarestia, che si fermano nel chiostro. Perché è nel chiostro che possono portare i loro cani. Un orecchio alla spiritualità, un occhio al quattrozampe, che corre a sentire odori, ad annusare i propri simili, e qualche volta accenna a fare baruffa con loro, ma tanto si sa – o meglio, i padroni dovrebbero saperlo – con chi dei propri “figli pelosi” si può o non si può osare maggiore disinvoltura. Che nessuno vuole lasciarli più a casa, cani sempre più immedesimati nella vita familiare, sicché, vuoi che si tratti di andare al Centro commerciale o nella casa del Signore, si va tout ensemble. I canari sono convinti (e secondo me, pure a ragione) che gli animali siano amati dal Creatore del mondo quanto gli uomini; che a loro è riservato un Paradiso (comune con quello umano o meno, sono dettagli; ma, qualcuno, sarebbe disposto a barattare, all’altro mondo, il posto glorioso ai piedi di Domineddio con quello – se diverso – dove gli animali si godono il riposo eterno). E pertanto, su questa terra, fanno familiarizzare i loro amati cani (i gatti, si sa, se ne stanno a casa) con le cose ecclesiastiche. E, nell’Ecclesia, si è compreso che meglio è non mettersi contro questi sentimenti.
Domenica, me ne sto seduto su un muretto, nel chiostro, tra amici e conoscenti, canari taluni frequentati quando ero solito portare il mio cane in Villa comunale, altri nuovi, e tutti restano in silenzio, assorti, anzi in molti seguono pedissequamente i riti della Messa, e le liturgie; e qualcuno, durante quella eucaristica, s’inginocchia e tutto avviene senza perdere d’occhio cani, certo più interessati a odori materiali che alla comunione dello spirito. “Ma tanto, loro – mi dice Francesco – sono anime sante, comunque” E, mentre lo dice, la sua Carlotta assesta un morso dalle parti del sedere di un Golden retriver, che la guarda sconcertato e latra con una voce bianca.
“France’, ’a faccia ’e ll’anime sante. Chesta mozzica!” gli dico. Il proprietario del Golden si precipita a dividere i due litiganti e, come al solito, Marzia, come terza, ne gode, perché è lesta ad afferrare il pupazzo di cui il Golden, morso dove fa più male, ha lasciato la presa.
“La pace sia con voi” si sente dall’altoparlante. E quella voce, più della voce dei loro padroni, sarà per il santo appello sarà perché l’amplificatore gracchia, ha maggior effetto dei tentativi dei padroni stessi. E i due cani, che fino ad allora se le stavano dando, iniziano a leccarsi, dove in pubblico, nemmeno di questi tempi liberi, una coppia umana mai potrebbe.
“La pace sia con te, Robbè”, mi dice Francesco allungandomi la mano.
“E con tutti noi” gli rispondo d’impeto. Già, e con tutti noi. Si può. Si dovrebbe, nel mondo intero. Si potrebbe, imparando dai cani.

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