Le fake news sono femmine

L
(Tratto dalla Lectio magistralis, dal titolo “Non capiamo le donne”, del prof. Oliver Bastrod, tenuta qualche imprecisato tempo fa all’Universidad del conocimiento inútil di Barcelona)
(…)
“Non credo che le donne dicano ciò che pensano. Non sulle cose che le stanno a cuore, per lo meno.
Se questo significasse ingannare, con la consapevolezza e la volontà di ingannare, allora quasi tutte le donne sarebbero in mala fede.
Non ho le competenze specifiche per dire se le reti neurali funzionino diversamente dall’uomo (probabilmente sì), ma la metodologia con cui la donna tende ad instaurare una relazione comunicativa con l’altro genere credo che di sicuro sia differente.
Probabilmente, ciò è dovuto al fatto che la donna anticipa la reazione dell’uomo, in qualche modo ne previene la risposta, conosce di questo i meccanismi difensivi con cui esso si protegge, assai più di quanto non avvenga il viceversa; ella costruisce pertanto la base del suo dialogo, secondo una logica diversa della tesi/antitesi/sintesi (ché quella hegheliana è fondata sulla dialettica maschile) e in qualche modo contiene già, nella tesi o – a seconda della sua posizione dialogica – nell’antitesi, elementi avanzati della sintesi, beninteso secondo la la propria visione del mondo e delle cose e, principalmente, della convenienza con cui vuole portare, se così può dirsi, a casa il risultato a suo favore. La maggiore pragmaticità della donna, io sostengo, al di là di quanto possa apparire all’uomo (e col limite degli aspetti caratteriali emotivi), induce invero la donna stessa alla relazione comunicativa, sempre per ottenere un risultato pratico. È piuttosto l’uomo – al di là di quella che è la vulgata, per cui è la donna ad amare la discussione – che può indugiare sulla questione di principio, spesso fine a sé stessa, per perdercisi anche, talvolta. Mentre la donna discute per ottenere. Sia che si tratti di aspetti contingenti della vita, la vacanza da scegliere col partner, la conquista di uno step lavorativo, sia che si tratti, per così dire, di consolidamenti strategici della posizione, come ad esempio ottenere maggior credito presso qualcuno, creare le condizioni perché, in seguito, si possa ottenere il vantaggio sin dall’inizio prefissato: procede, insomma, in tale ultimo caso, per stati di avanzamento.
Dipenderà poi dalla maggior o minore scaltrezza individuale, il rendere più o meno evidente la propria strategia. E anche ovviamente dalle capacità del suo interlocutore di decifrare, o proprio decriptare, il codice femminile che, da questo lato dei generi, governa una discussione o, addirittura, anche semplicemente, una richiesta.
Torno, perciò, al punto per cui – erroneamente – siamo portati a considerare che ciò che all’essere umano-uomo può sembrare, in un pensiero espresso dall’essere umano-donna come accompagnato da consapevolezza e quindi anche dalla volontà di ingannare l’interlocutore, mentre in realtà deve affermarsi che il pensiero femminile difetta di tali presupposti.
La donna, e intendo l’organismo per fisiologia a lei riferibile, non ha predisposizione a ciò che all’uomo appare inganno, strumentalizzazione, fino al plagio, ma solo l’attitudine naturale ad ottenere ragione, a prevalere sul contendente, compagno, marito, o collega di lavoro di turno. E (probabilmente) nel suo corredo genetico, altrimenti in quel qualcosa che coriacemente si costruisce in millenarie stratificazioni, per l’intreccio di natura e cultura, che il mio autorevole collega Gustav Jung chiamava inconscio collettivo e che io, scomponendo questo concetto (i miei corposi studi al riguardo sicuramente vi sono noti) ho chiamato “inconscio-collettivo-femminile, la donna dispone di una complessa macchina di pensiero-azione – l’uno, mai disgiunto dall’altra, a differenza del sistema maschile umano – rispetto alla quale l’inganno non s’interpone come il diaframma tra rappresentazione del reale e successiva manifestazione del pensiero.
La donna insomma è già costruita per elaborare, a priori, sin dal concepimento del suo pensiero, espressioni pensative finalizzate, esattamente allo stesso modo in cui ha un apparato, che le consente la filiazione. Dunque, non compie, nel suo pensiero, alcuna attività di falsificazione, la quale invece presuppone questo preciso percorso: 1. assunzione del dato vero, 2. rielaborazione del dato, attraverso la sua falsificazione, 3. trasmissione all’esterno del dato così falsificato. Viceversa – e salvo patologiche derive di determinati esemplari, che hanno proprio la precipua intenzione d’ingannare – vi è già all’origine nella donna un dato adattato, modificato dalla natura femminile.
Fermiamoci, per il momento a questo punto, ovvero al fatto che quel che, nella visione maschile, potrebbe esser letto come inganno continuato, attribuendo alla donna la caratteristica di “bugiarda abituale”, va riconsiderato sulla base della premessa che precede e che svilupperò, anche sulla scorta di considerazioni empiriche tratte dai miei studi decennali, su cui v’intratterrò nella seconda parte di questa Lectio”, anche perché non abbiate a ritenere, come forse fino a questo punto potreste fare, che la donna sia bugiarda di natura e, per di più, utilizzi questa sua natura per aver sempre ragione, soprattutto con l’essere dell’altro sesso”.
Ora, si riferisce che, dopo il coffee-break, al rientro un aula, il prof. Bastrod venisse accolto da un gruppo di donne molto determinate, le quali, già sufficientemente convinte che le tesi del professore fossero sessiste, s’erano strette in un cordone, davanti alla cattedra, impedendo al dotto antropologo e psicologo di accedere alla cattedra stessa. E pare quindi che in conseguenza – così almeno riporta la notizia il giornalista di El Pais, Victor Lobarde – il seguito di quella lezione nessuno abbia più avuto modo di ascoltare.
Sarà stato un male, che questa complessa teoria sulla donna non abbia avuto più modo di diffondersi ed essere conosciuta al mondo intero?
Io, francamente, non so raccapezzarmici, sebbene mi sembri che il prof. Bastrod provasse a sostenere che la menzogna muliebre piuttosto che scelta volontaria e consapevole sia attitudine di natura, una sorta di organo riproduttivo della ragione a cui il femminile tende per conformazione fisica.
Resto perplesso e mi viene da mettere in correlazione questa notizia, appresa casualmente, con quanto appena ascoltato in Tv, che Zuckerberg, sulla scia di Elon Musk, avrebbe deciso di dare via libera su Facebook a qualsiasi Fake news, rinunziando a ogni tentativo di filtro. Chissà quanti professori Bastrod si faranno avanti…
Voi che ne pensate?
(Nella foto: il prof. Oliver Bastrod)

 

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