La stecca di Senese

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Questo è il mio primo post del 2025 e, teoricamente, potrebbe inaugurare (mentre sta per andare in stampa il libro che raccoglie i post dell’anno ormai trascorso) i “Terzi scritti minimi”. Ma non credo che ciò accadrà.
Mi piace (si fa anche un po’ per dire), in ogni caso farlo, dicendo del caso Senese vs. Borrelli. Ma non tanto per parlare di James, musicista virtuoso, quanto per occuparmi di sua figlia, di cui null’altro so e null’altro voglio sapere più di quanto – che tanto mi basta – sia stato riferito da Media e social Media. Ovvero, del fatto che, còlta proprio dal solerte assessore comunale ad aver parcheggiato sulle strisce pedonali e per di più davanti a uno scivolo per disabili (uno spregio odioso verso chi vive con difficoltà), la risposta della donna, di certo non la giustificazione, è stata “Ma io sono la figlia di James Senese”. Segue tentativo di aggressione della donna a Borrelli, che prova a strappargli anche di mano il cellulare. Guardate il video: vi troverete ben di peggio di quanto vi ho riportato, compresa l’eleganza dell’eloquio. E purtroppo, lo strascisco della discussione prosegue, nel peggior modo possibile per lui, anche con il noto artista.
Ora, diciamo pure che non vogliamo farci scandalizzare dalla protervia. È antica, esattamente quanto il mondo. Che vi sia chi è legibus solutus, costituisce l’antico retaggio, oggi solo fardello, di concezioni che distinguono tra detentori del potere e sudditi. Ma si era sudditi, perché c’era un re.
Poi viene il tempo, non regale, mirabilmente espresso dalla battuta del Marchese del Grillo, che va ben oltre il periodo storico di costui, per cui “Io sono io e voi non siete un caxxo”.
Di fatto, ciò abitualmente costituisce la realtà. Una realtà odiosa. Ma la realtà.
Molti privilegi sono concessi, continuamente e ogni giorno, ai potenti. A Napoli, poi, questa categoria è significativamente estesa, poiché – Picone docet – le nicchie del potere sono tantissime e ciascuno si trova ad essere un po’ potente nel suo ambito, grande o piccolo, foss’anche l’usciere che al Comune governa, spesso a modo suo, la fila per ottenere un certificato.
Siamo insomma un paese di tanti “potentini”, figli del feudalesimo, per cui ognuno di noi sente di potersi sciogliere, sempre che può, dall’osservanza delle regole.
Un brutto matrimonio, quello della soverchieria con lo spirito popolare, che estende, in maniera molto trasversale, la distribuzione di privilegi e cancella i diritti che nascono da una visione condivisa nella comunità.
Ma, torniamo alla nostra questione. Andiamo a Viale giochi del Mediterraneo e a quella vasta area di parcheggio pubblico (soggetto a regole pubbliche, per l’appunto) antistante il Med, dove si programmava il corto su Pino Daniele.
La Senese deve aver inteso di trovarsi in qualcosa simile al red carpet di Venezia o di Cannes. Si sentiva nel suo, insomma, e deve aver ritenuto che le fosse dovuto, per andare a rendere omaggio al collega e amico del suo babbo, se non il Valet ad aprirgli la porta dell’auto, per lo meno il privilegio di poter parcheggiare in modo sconveniente e strortignacco (qui si dice “a … di cane”). Pertanto, i rilievi del povero Borrelli (ai suoi occhi evidentemente, un pezzente di deputato-assessore), ritiene di poterli ignorare e s’allontana. Salvo a tornare indietro, per rinforzare la dose, qualificarsi, pretendere il rispetto, proprio il sussieguo che ritiene dovutole. E provare anche a menarlo l’assessore che lavora per la legalità.
Ora, è troppo facile stigmatizzare tutto ciò, censurare questi comportamenti, da chiunque provengano, in qualunque modo ci si serva del potere di cui si dispone, sempre che se ne disponga. Si rasenta la banalità, come ho accennato.
Non diciamolo dunque. Sebbene non perdiamo, di certo, l’indignazione. Anzi, proviamo a conservarla con forza.
Lasciatemi peraltro osservare che qui alla soverchieria s’è messo il sovrapprezzo che a pretenderla non è manco un potente, ma chi non conta niente.
Quando l’asino si mette la pelle del leone, prima o poi se ne sentirà il raglio.
La Senese ha ragliato. Il papà fa normalmente ottima musica ed è un virtuoso esecutore.
Ma lei chi è? Chi la conosce? Che motivo (non dico, diritto) ha per sentirsi qualcosa di più di quel “non essere un ….” che appartiene alla gente normale?
Lei ha fatto solo una pessima musica, alle orecchie della città. La città in cui, sia pur rara avis, ogni tanto c’è chi combatte, perché essa cessi di essere il luogo in cui ciascuno commette qualche sopruso, salvo poi a doverne subire molti altri.
E siccome le cattive compagnie fanno sempre male, anche James ha finito per fare la sua stecca. Con una frase, rivolta a Borrelli, che rivela un atteggiamento neghittoso, che non può fargli onore:
“Tu fai bene a fare quello che fai, ma ricordati una cosa, che qua nun ce sta niente a fa’ “.
James ha ottant’anni, brutto modo per infilare la comune. Ringrazi chi di dovere.

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