LA PRIMA TRUFFA

L
Squilla il cellulare. E mi piace ogni volta le rare volte che succede, di questi tempi in cui esso si fa presente per lo più per sveglie, notifiche e messaggi whatsapp o, naturalmente, per pubblicità di ogni cosa, che ti viene offerta e a cui non andresti mai a pensare, se sei una persona normale.
È Gigi, mi propone il caffè e, spesso, di fare due passi insieme. Ci conosciamo da quasi sessant’anni ed è stato percorso netto dell’amicizia, senza interruzioni, senza incomprensioni, gelosie invidie nulla, mai nulla di negativo, nemmeno di passaggio, neanche per un attimo, il pensiero non ci ha sfiorato di qualcosa che non fosse affetto e il piacere di ritrovarsi, fosse anche per poco e senza parlarsi. Vabbè, ci incontriamo, l’appuntamento è davanti al bar Crispi, nell’omonima via, lo prendo a bordo, nella mia utilitaria e andiamo, ancora nemmeno sappiamo dove. Ma verso il centro, dunque voglio fare inversione e procedo lentamente alla ricerca d’uno slargo. Un colpo forte all’improvviso e lo specchietto del passeggero che si chiude. Guardo con la coda dell’occhio e vedo un uomo accanto a uno scooter che è parcheggiato: “L’ho beccato” mi viene di pensare, non so nemmeno perché pensi proprio a lui; e rallento. L’uomo sale sul suo scooter e parte nella mia direzione. Accosto, accosta. È sulla quarantina, con una faccia per bene, sembra timido. Mi mostra il dorso della mano destra, insanguinato. Dio che ho combinato, penso con la costernazione di chi si mortifica per il danno che ha prodotto a qualcun’altro e, al tempo stesso, è contrariato per l’impiccio che si profila per lui. “Aspetti, che la pulisco”: Mi precipito in auto, dove Gigi rimane seduto, senza scomporsi, prendo un pacchetto di fazzolettini di carta e ne tiro fuori uno, per poggiarglielo sulla mano.
“No, no, lasci stare, cosa fa? Ho paura di un’infezione. Mi disinfetterò in farmacia. Mi dispiace per l’orologio, che si è rotto, mi dice mostrandomi un quadrante scheggiato come la pubblicità del Carglass”.
“Va bene, non si preoccupi. Guardi, dovevo anche andarci, per acquistare una medicina. Di fronte c’è la farmacia Loreto. Venga, venga, l’accompagno io” gli dico sempre più rammaricato per l’accaduto.
“Ma no, vabbè, vado io dopo, che ora ho premura”, si schernisce il mio investito. “Ma – mi ripete – mi dispiace soprattutto per l’orologio. L’avevo appena acquistato”.
“Mannaggia, ma mi faccia vedere”. La sua mano si ritrae.
“Lasci stare, non fa niente, devo andare” mi liquida con fare frettoloso.
Aggiungo ancora un altro rammarico, le mie scuse sentite e rientro in auto, da dove Gigi non si è scrollato di un centimetro.
“Quanto mi dispiace”, gli dico, con una vera contrizione. “Avrei voluto soccorrerlo, o comunque risarcirlo. C’è ancora brava gente in circolazione”.
“Sì, e ci sono anche molti fessi” mi risponde Gigi.
“In che senso? Il fesso chi sarebbe?”
“Sei tu, che non hai capito che il signore non si era fatto niente, che l’orologio rotto lo aveva già al polso e che è stato lui a urtare te, mentre passavi, e non viceversa”.
“Ma cosa dici…?” E intanto comincia ad assalirmi qualche dubbio. “Scusa, ma come hai fatto a capirlo?”
“Non ha voluto che gli asciugassi il sangue sulla mano. E che lo accompagnassi in farmacia per disinfettarsi. Ma ti pare normale?”
“Tutto fasullo, allora? Per sgraffignarmi una cosa di soldi. Ma con quanta spontaneità, poi. Sembrava mite e timido, addirittura. Mi attendevo invece un atteggiamento aggressivo”.
“E se ti avesse aggredito, non avrebbe probabilmente raggiunto lo scopo”.
“Ma tu, come hai fatto a capirlo subito?”
“Si sono fatti Dario, una settimana fa. Stesso metodo”.
“Ah, ecco. E niente mi dicevi, aspettavi che lo pagassi?”
“Diciamo che ti tenevo d’occhio…”
Dopo parcheggiata l’auto, ci incamminiamo verso via Vittoria Colonna, destinazione Caffè Leopoldo, per una chiacchiera (intendo quella fritta) e un caffè. Gigi mi accarezza sulla nuca, guardandomi con affetto, come farebbe un fratello maggiore che nei confronti del più piccolo dovrebbe saper conservare sempre un senso di protezione. Ha colto la mia tristezza, vuole entrare nei mei pensieri. “Beh, allora, ci stai ancora pensando?”
“Sì, ci sto pensando. Sai, temo che possa essere iniziata una nuova stagione della vita, per me. E credo di aver subito oggi il primo tentativo di truffa all’anziano”.
“Madonna, e quanto sei pesante! Andiamoci a mangiare ’ste chiacchiere, su!”.

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