In morte e risurrezione di Pulcinella

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L’ouverture culturale della stagione al Museo della Moda di Napoli, in Piazzetta Mondragone, ripresa grazie all’instancabile opera di Maria Guarino D’Elia, ha le stimmate d’una raffinatezza, frutto inequivocabile di ricerca e d’attenzione a ciò che in città, in questi anni, è graziaddio in continuo fermento.

Felice la scelta dell’inaugurazione, con la presentazione di un libricino (tale solo nel peso cartaceo, che l’acribia dell’editore Giannini ha rilevato in 88 grammi, ma assai denso) che Nino Daniele, filosofo-politico, ha voluto dedicare a Pulcinella, intrigante già dal titolo “Il daimon comico”, a mettere subito in chiaro la valenza più radicata e profonda della nostra maschera, ponte tra l’umano e il divino, innervato di riso e pianto e dunque amore e morte.

Nel libro fanno capolino grandissimi personaggi della napoletanità, a partire da Benedetto Croce (che da vero intellettuale, in perenne tensione antropologica e sociologica, non storceva il naso né difronte alla maschera popolare né alla squadra di calcio partenopea), per continuare con Domenico Scarfoglio, Aldo Masullo, Aniello Montano, e con i grandi interpreti della maschera sul palcoscenico da Silvio Fiorillo a Antonio Petito,  ai custodi delle guarrattelle,  al Museo dei Pupi che “ora giace … come un genocidio degli archetipi” e altro ancora. Non un solo rigo può andare perduto nella lettura preziosa d’un trattatello conciso e profondo, che apre squarci continui in una Storia popolare che è, per una buona parte, storia di Napoli la quale, per dirla con Vincenzo Cuoco, è “due Città”. E che solleva altre domande, i “pecché” di cui, figli dell’antica Grecia e del sofismo, siamo intrisi, condannati al pensiero, sebbene alleggerito dall’ironia.

Tra i tanti spunti offerti e per quello che ho saputo cogliere in una lettura tutta d’un fiato fattane ieri sera, al ritorno dalla presentazione, Nino Daniele sottolinea anche un aspetto che si riferisce (sebbene non solo) alla trasposizione teatrale della maschera, e che è in sé stesso teatrale: la morte e la risurrezione di Pulcinella. La prima, decretata, “abusando della sua autorità comica”, da don Eduardo Scarpetta, il quale tentò un’operazione di sostituzione a Pulcinella da parte di Felice Sciosciammocca, il borghese dai piccoli vizi: un omicidio culturale, che si doveva realizzare fisicamente sulle tavole del palcoscenico, in cui la “nuova maschera” dava la morte a quella vecchia.

“Non aveva compreso – spiega Daniele, sulla scorta di Jones – che Pulcinella nasce dall’inconscio. Da una soglia che è costitutiva dell’umano tra il mistero e l’indicibile. Quando ritieni di afferrarla è già più in là. Le nostre ‘sopravvenienze inconsce’ faranno sì che qualora morisse Pulcinella resusciterebbe sotto nuove forme. La sua immortalità non è un fatto individuale ma collettivo. Nessuna creazione singola per quanto geniale può sostituirsi”.

La serata di ieri, è stata arricchita da presentatori, tra i quali mi piace particolarmente ricordare l’intervento del prof. Lucio Fino, la cui cultura s’intreccia con una passione profonda per la nostra città, come la sua penna prolifica da tempo ampiamente testimonia.

Il libro costa sei euro! Quanto vale? Infinitamente di più e sicuramente merita la lettura di chi ama Napoli. E non soltanto.

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