In memoria di Gennaro Licenziato, maestro d’arte

I


Nei giorni in cui si spegne la luce negli occhi del maestro Roberto De Simone e con lui un po’ dell’intera città, un’altra perdita, più silenziosa, molto discreta, è quella di un maestro, meno noto, ma artigiano di grande tradizione, figlio e padre di una scuola che si rinverdisce da generazioni.

Se n’è andato a novantacinque anni Gennaro Licenziato, tipografo della Pignasecca.

Si è portato con sé una storia meravigliosa, che mette insieme vicende d’una Napoli che fu con quelle della Napoli che resiste, nel conservare antichi saperi e mestieri: sua nonna, finissima ricamatrice, che va in sposa a Gennaro, infermiere degli Incurabili ammalato della stessa contagiosa malattia, la cura nella gratuità del bene altrui, che il Santo Direttore della sua struttura, il prof. Giuseppe Moscati gli aveva trasmesso. Gennaro e la moglie Maria danno vita a Raffaele, il papà del Nostro e Raffaele nel 1930 accresce la famiglia di due creature entrambe amatissime e che diventeranno centro della sua esistenza: Gennaro e una pedalina acquistata a rate con cui, in un’epoca di stenti per la famiglia e tutta la cittadinanza, dà inizio in una stalla alla sua attività di tipografia. Inizialmente stampando, in un lavoro anche notturno, per conoscenti e amici, rileverà in seguito con una ditta di commercio anche la licenza, per aprire la “Tipografia e Cartoleria di Raffaele Licenziato”, che tra sfratti di sedi, impegni e sacrifici approderà infine nell’attuale sede di via Pasquale Scura.

Raffaele e il figlio Gennaro vedranno la guerra, le Quattro Giornate, l’arrivo degli Alleati, l’età del dopoguerra, le stagioni della politica locale in cui verranno a contatto con moltissimi esponenti di alto profilo e conosceranno De Gasperi, Fanfani, Leone, De Nicola, Andreotti e molti altri. Lavoreranno sodo e si faranno apprezzare per la loro professionalità e la loro gentilezza, tanto che alla sua morte Raffaele lascerà un discreto patrimonio ai suoi cinque figli. E al proposito racconta Gennaro: “… tra noi fratelli dividemmo con affetto, in parti uguali, come aveva stabilito nostro padre”.

Forte e doloroso il momento del distacco da parte di Gennaro, che dopo quarant’anni ancora ne parla con commozione: “Andai a trovarlo, era solo in stanza, lo chiamai, papà non rispondeva: papà… papà … papà … gridai forte, lui non mi ascoltava … Aprii il portafogli e presi la figura di Cristo in croce, la strinsi forte nella mani e pregai come pregavo da bambino … le mie lacrime bagnarono la coperta.

Si era fatto tardi. L’infermiere disse che era ora di andare…”

È allora che Gennaro prende le redini della tipografia, nel 1984. E come da tradizione familiare, lo accompagna già da allora il figlio Raffaele jr. La storia si ripete, il testimone passa di mano in mano.

Molta acqua è scorsa sotto i ponti, dall’acquisto della pedalina. Gennaro ricorda, ricorda tutto, conosce l’arte della stampa e i cambiamenti, anche profondi, che la tecnologia ha sempre apportato. Cambiano molte regole, nel commercio che si fa sempre prepotente ai danni dell’artigianato e delle piccole imprese. Ma la tipografia sta sempre lì, dove ancora oggi si trova e compete con giganti armati di grandi macchine che processano migliaia di copie al minuto. Ma la Tipografia Licenziato dispone di qualcosa che non si baratta con la quantità: ha la qualità del sapere antico!

Gennaro non lascerà mai la tipografia, nemmeno sulla soglia dei suoi novantacinque anni. Certo, ultimamente rallenta un po’, le spalle sono ben coperte dal figlio Raffaele che manda avanti come suol dirsi la baracca. Ma Gennaro non rinunzia ad essere presente e a regalare ai clienti, molti dei quali per lui sono amici, la sua parola e un sorriso. E anche ad offrire un caffè, naturalmente.

Quando lo conobbi, per la ristampa d’un libro di poesie di mio padre, l’empatia ci mise immediatamente in contatto. “Anch’io ho scritto delle poesie, avvocato, sa!?” Detto fatto, mi mette tra le mani “…il Cuore e l’Anima”.

Sì, per metà un libro di suoi versi, delicati e scritti proprio col cuore. E per l’altra metà, uno straordinario intreccio di vita familiare e storia tipografica, a Napoli. Ci si immerge, con l’odore dell’inchiostro.

Ho scritto: “si è portato con sé una storia meravigliosa”. È vero, perché la sua vita, come quella di chiunque altro, di certo è irripetibile. Ma qualcosa, oltre alla famiglia che ha costituito, ha lasciato anche a noi. In via Pasquale Scura n. 11. Vi troverete Raffaele, di Gennaro, di Raffaele, di Gennaro.

 

4 Commenti

  • Questo tuo racconto è delizioso perché emerge tutta l’umanità piena di complicità che si succede nel tempo dando luogo ad una vera e propria dinastia. E’ inevitabile che ci si affezioni come ad un parente stretto. Solo tu con la tua sensibilità riesci a far vivere e rivivere queste emozioni.
    Grazie sempre Roberto

    • Destini e nomi che si ripetono, anzi si rinnovano. Considero veramente un privilegio aver conosciuto Gennaro Licenziato. Come altri straordinari artigiani napoletani. Le saracinesche delle cui botteghe sono chiuse. O hanno ceduto il posto ad amburgherie e bar.
      Grazie Nunu

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