
PRODI: È FALLO DA RIGORE?
Direi che la tirata della ciocca di capelli appartententi alla giornalista Lavinia Orefici da parte del Padre della Patria Romano Prodi (costui ambisce ancora a correre al prossimo turno per il Quirinale?) è diaspora che si potrebbe risolvere secondo i principi regolatori del gioco del calcio, ma anche un pochettino con gli strumenti del buon senso.
Vediamo perché.
Il calcio affida la soluzione degli episodi che ipoteticamente contrastano con le sue regole ad un sistema complesso di arbitro di campo e di Var che consente, o almeno dovrebbe consentire, a cose riviste e analizzate col moderno lanternino tecnologico, la migliore decisione.
Della tiratina, negata dal Padre Prodi, fattosi ricorso al Var di Floris nella sua trasmissione “di Martedì” (che più non vedo, a onor del vero), è inconfutabilmente emerso (il video è ampiamente circolato poi in rete) che la ciocca sia stata effettivamente afferrata dal professore, forse inizialmente indisposto dall’aver malinteso che la frase riportatagli venisse a lui attribuita e involontariamente rivelando che egli stesso il Manifesto degli antifascisti di Ventotene non è che lo ricordasse proprio a memoria.
Ma il punto, una volta accertatici del comportamento potenzialmente falloso (il contatto) è, allora, in conformità degli attuali dettami calcistici, quale sia stata l’intensità di esso.
In assenza di arbitri, quali che siano, a ergersi tali (succede pure nel calcio, d’altronde) sono una sessantina di milioni di concittadini, con la consueta spartizione per schieramenti politici.
Chi sta non tanto col Manifesto di Ventotene ma contro la Meloni (è lei la scaturigine della blasfemia contro l’ideale europeistico dei tre antifascisti del 1941) solidarizza con Prodi; chi sta dalla parte opposta, ovvero a destra, vede in Prodi se non proprio un violentatore per lo meno un maschilista misogino (con ciò peraltro utilizzando stilemi di sinistra) e gli getta la croce addosso.
Non posso esimermi dal prendere in mano anch’io il fischietto, pronto per decretare il calcio di rigore o invece alzare le braccia per significare che il gioco può andare avanti, ché non c’è stato alcun fallo da sanzionare.
Ebbene, io dico che il contatto del Padre Prodi, contatto forse un po’ troppo “maschio”, non è falloso.
Non solo perché manca all’evidenza alcun intento doloso e anzi il gesto mi riporta alla mente quei buffetti che una volta – il tempo era quello della giovinezza, fors’anche della maturità, dello stesso Prodi – gli adulti assestavano bonariamente in strada a sconosciuti scugnizzi, per qualche loro comportamento non ortodosso: insomma, forse un po’ paternalisticamente, corrigendi causa.
Ma anche perché la tiratina si mostra talmente leggera, che chi pretende il fallo, fa solo tornare alla memoria i tuffi in area di Quadrado con la maglia bianconera.
Alle strette: se l’arbitro fossi stato io, il rigore contro non glielo avrei fischiato mai. Che, detto sul piano politico, sta a significare che il fatto è del tutto irrilevante.
Devo però anche aggiungere che, se invece fossi il suo allenatore, considererei che il suo tempo è comunque passato e non lo farei più scendere in campo.
Quando avrà finalmente termine la stagione delle interviste a Prodi?
